In questa intervista Matilde Colucci racconta la Società della Magnolia e la sua visione dell’arte “come strumento politico e sociale, capace di risvegliare la coscienza critica e di favorire forme di partecipazione attiva all’interno di una comunità”.
Studentessa del terzo anno del corso di Valorizzazione dei Beni Culturali all’Accademia di Belle Arti di Brera, offre uno sguardo originale come “mediatrice tra gli artisti e l’organizzazione espositiva”, portando una prospettiva diversa e complementare all’interno della Società della Magnolia.
Come è nata la Società della Magnolia?

La Società della Magnolia è nata in modo del tutto spontaneo. Il cortile della Magnolia, infatti, è l’unico spazio sociale realmente a disposizione degli studenti e delle studentesse. Ritrovandoci lì ogni giorno durante le pause, abbiamo iniziato a conoscerci, siamo diventati amici e abbiamo sentito l’esigenza di costruire qualcosa insieme. Da quel momento è nata la volontà di riappropriarci degli spazi dell’Accademia, troppo spesso destinati al turismo piuttosto che alla vita studentesca.
Come definiresti la Società della Magnolia? Cosa rappresenta per te?
La Società della Magnolia è un gruppo spontaneo e orizzontale, nato dall’incontro di persone con pensieri e passioni affini, che hanno deciso di unire le forze e collaborare.
Per me rappresenta un luogo di scambio continuo e stimolante, una vera boccata d’aria in una città come Milano, veloce e caotica, che spesso non lascia spazio all’individuo.

Far parte di questo “gruppo” ti ha permesso di applicare le conoscenze teoriche apprese durante il tuo percorso di studi? Se sì, come?
Certamente! Penso che la Società della Magnolia sia un contesto che permette di applicare concretamente le conoscenze acquisite durante il percorso di studi. Lavorare insieme significa imparare a delegare i compiti in base alle competenze di ciascuno. Quest’anno, ad esempio, abbiamo realizzato diverse esposizioni autogestite: in queste occasioni ho potuto mettere in pratica capacità organizzative, svolgendo il ruolo di mediatrice tra gli artisti e l’organizzazione espositiva.
A quale progetto della Società della Magnolia ti è piaciuto partecipare di più?

Il progetto che mi ha coinvolto maggiormente è stato il Salone della Magnolia, la mostra autogestita organizzata nel cortile della Magnolia in occasione della Milano Design Week. In quell’occasione abbiamo deciso di prenderci simbolicamente il nostro spazio, trasformandolo in un’installazione a cielo aperto con i lavori di ciascuno. Abbiamo inoltre realizzato una locandina e una piantina dell’esposizione, distribuite ai turisti presenti alla Pinacoteca.
È stato un gesto forte e chiaro nei confronti dell’indifferenza delle istituzioni accademiche, che spesso privilegiano il turismo a scapito della valorizzazione del lavoro studentesco. Per me è stato un progetto meraviglioso, non solo come momento di rivendicazione, ma anche dal punto di vista umano: ha rafforzato i legami tra noi studenti, diventando la base per i progetti successivi.
Che tipo di futuro vedi per la Società della Magnolia? Hai dei progetti in testa che ti piacerebbe realizzare?
Immagino la Società della Magnolia come un gruppo sempre più strutturato e coerente, capace di creare legami sociali solidi e di portare avanti progetti che valorizzino in autonomia gli studenti e le studentesse di Brera.
L’obiettivo è rendere questo spazio sempre più accogliente e inclusivo, un luogo in cui tutti e tutte possano esporre i propri lavori, condividere idee e costruire insieme nuove possibilità.

Quanto e come far parte della Società della Magnolia ha inciso sulla tua vita sociale e accademica all’interno dell’Accademia di Brera?
Entrare a far parte della Società della Magnolia mi ha permesso di conoscere persone stimolanti con cui ho costruito legami molto solidi. Con loro condivido passioni, curiosità e momenti di confronto, ma anche momenti di svago e divertimento. Questo gruppo ha reso il mio percorso accademico più ricco e umano, trasformando l’Accademia in un luogo di relazione oltre che di studio.
