Wally Dorian Abialy: cellule in simbiosi nella Società della Magnolia

Studente del secondo anno della magistrale in Grafica d’Arte all’Accademia di Brera, Wally Dorian Abialy è uno dei pilastri della Società della Magnolia.
Il suo percorso formativo inizia con una laurea triennale in Design della Comunicazione al Politecnico di Milano, che gli ha fornito competenze progettuali fondamentali per contribuire all’identità visiva della Magnolia: volantini, manifesti, grafiche originali ed efficaci portano spesso la sua firma.
Parallelamente, porta avanti una ricerca personale nella fotografia, esposta nella mostra al BASE Milano del 6 luglio 2025 con la serie Memorie di luce.
In questa intervista, Wally ci racconta la nascita del collettivo e la sua esperienza all’interno di un gruppo tanto eterogeneo quanto coeso.

Memorie di Luce, fotografie analogiche di Wally Dorian Abialy, esposte al BASE Milano
Memorie di Luce, Wally Dorian Abialy – fotografia di Andrea Cattaneo (@andreaa.cattaneoo), BASE Milano, 6 luglio 2025

Come è nata la Società della Magnolia?

La Società della Magnolia più che “nata”, ha preso forma prima dell’ultima Design Week (aprile 2025), quando noi studenti, un po’ terrorizzati dalla fiumana di gente che si prospettava avrebbe invaso corridoi, bagni, aule, abbiamo deciso di non voler essere più oggetto di decorazione per questi eventi “trendy”.
Abbiamo scelto invece di sfruttare a nostro vantaggio la presenza di così tanti occhi per realizzare il Salone della Magnolia, una mostra collettiva, definita anche “mercato del pesce”, per mettere in luce il disagio che proviamo costantemente in Accademia, e anche banalmente per mostrare l’un l’altro il nostro operato artistico.

Dorian che presenta le grafiche per il volantino della prima mostra il Salone della Magnolia

Come definiresti la Società della Magnolia? Cosa rappresenta per te?

Per me, la Società della Magnolia è un magnifico organismo costituito da infinite cellule, ognuna specializzata in una determinata funzione, che riescono a vivere in una simbiosi casuale.
Questo permette all’organismo di svilupparsi in modi sempre diversi, per fiorire e dare vita in un terreno impervio, secco e arido, senza mai piegarsi, svettando sempre verso il cielo.
Rappresenta la possibilità concreta che tra entità completamente diverse, per natura, interessi e volontà, esista sempre un terreno per il confronto e il dialogo costruttivo.

Far parte di questo “gruppo” ti ha permesso di applicare le conoscenze teoriche apprese durante il tuo percorso di studi? Se sì, come?

Sì, decisamente, e ne sono molto grato.
Ad esempio, la prima mostra che abbiamo realizzato mi ha permesso di applicare tutte le conoscenze acquisite al Politecnico sulla progettazione di un’identità visiva forte e coerente.
Allo stesso tempo, il mio modo di lavorare si è lasciato “infettare” dalla realtà che mi stava attorno, e da questo connubio è nato qualcosa che ritengo bellissimo.
Questa esperienza mi ha fatto capire in modo concreto dove e come desidero applicare ciò che ho imparato e che continuerò a imparare.

A quale progetto della Società della Magnolia ti è piaciuto partecipare di più?

Direi proprio il Salone della Magnolia, per la genuinità e la spontaneità con cui è nato.
È stato un momento in cui molteplici individui hanno sentito il bisogno di far sentire la propria voce.
E senza troppe scuse o esitazioni, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo semplicemente fatto.

Che tipo di futuro vedi per la Società della Magnolia? Hai dei progetti in testa che ti piacerebbe realizzare?

Spero in una lunga vita per la Società della Magnolia.
Spero che riesca a superare le mille avversità che incontrerà e che diventi un simbolo di resilienza e accoglienza per chiunque vi si riconosca e voglia contribuire al suo fiorire.

Quanto e come far parte della Società della Magnolia ha inciso sulla tua vita sociale e accademica all’interno dell’Accademia di Brera?

Ha inciso molto.
Mi ha permesso di conoscere persone fantastiche, con cui ho avuto continui scambi di idee, confronti e stimoli che porto con me sia nel mio percorso accademico che nella vita al di fuori dell’Accademia.

Allestimento della mostra Le Cattive Erbe, giugno 2025