Sono Pietro Salvatore, sono nato a Milano, ho 23 anni e frequento il biennio di Visual Culture e Pratiche Curatoriali. Dopo il liceo Artistico mi sono iscritto al triennio di Beni Culturali in Cattolica a Milano in cui ho deciso che avrei proseguito su un indirizzo più contemporaneo, relativo allo studio delle immagini come forma di linguaggio, dentro e fuori dall’ambito artistico.
Da questa esperienza in Accademia sto ottenendo molte opportunità per risvegliare entusiasmo e propositività attraverso il costante dialogo con gli altri e con la loro creatività.
In questa intervista, Pietro racconta il suo coinvolgimento nella Società della Magnolia, che descrive come un luogo di confronto, mediazione e crescita.
Come è nata la Società della Magnolia?

In un luogo come questo, dove tantissimo viene prodotto al di fuori delle lezioni, si è sentita la necessità di raccogliere proposte creative attraverso un organismo collettivo: una società organizzata che permetta a tutti di esprimersi in maniera equa. La Società della Magnolia nasce per gestire al meglio uno spazio che non solo permetta lo svago ma anche l’espressione e la possibilità di farsi sentire in maniera più conscia nel mondo fuori dall’accademia.
Come definiresti la Società della Magnolia? Cosa rappresenta per te?
La Società della Magnolia è un’opportunità, un luogo sicuro dove le idee condivise prendono forza attraverso il dialogo. Penso non ci sia un termine migliore per definirla se non quello che già la definisce: una società.

Far parte di questo “gruppo” ti ha permesso di applicare le conoscenze teoriche apprese durante il tuo percorso di studi? Se sì, come?
Attraverso il gruppo ho avuto più che altro modo di schiarire e approfondire i miei pensieri e le mie tesi. Sicuramente ho cercato sempre di sfruttare le mie conoscenze per poter argomentare e quando possibile approfondire i progetti che i compagni condividevano con me. Ciò che vorrei costruire attraverso studi e lavoro è la capacità di mediare, quello che a parer mio dovrebbe essere l’obiettivo principale di un curatore; in questo contesto sto avendo modo di applicarmi ascoltando il racconto dietro alle opere e cercando di arricchire l’esperienza per i loro futuri fruitori.
A quale progetto della Società della Magnolia ti è piaciuto partecipare di più?

Il Salone della Magnolia è l’iniziativa che più mi ha stimolato. Ho trovato forte la proposta di un Salone che facesse parlare direttamente le voci degli studenti con la volontà di mostrare a un pubblico non solo la Brera impomatata per il fuorisalone, ma anche quella nella sua vera essenza, fatta dell’arte che i suoi studenti creano. Nella fase di allestimento ho potuto aiutare con la disposizione dei lavori entrando a contatto in maniera più profonda con lo spazio che li ospitava, vedendo un cortile trasformarsi in un luogo per l’esposizione.
Che tipo di futuro vedi per la Società della Magnolia? Hai dei progetti in mente che ti piacerebbe realizzare?
Al momento non ho nessun progetto definito da proporre per il futuro ma so che la Società continuerà a proporsi come potente motivo di unione e accoglienza per tutti gli studenti che decideranno di intraprendere o continuare il percorso accademico, ascoltandoli e spronandoli a interfacciarsi fra loro e con il mondo fuori.
Quanto e come far parte della Società della Magnolia ha inciso sulla tua vita sociale e accademica all’interno dell’Accademia di Brera?
Far parte della Società della Magnolia è stato sicuramente una sorpresa. Essendo in accademia da poco tempo mi ha stupito l‘entusiasmo con cui sono stato accolto e ascoltato dal gruppo. Potrei dire che mi ha fatto scoprire con quanta facilità si può donare fiducia alle persone quando il contesto è quello giusto.