Pittore, attore e poeta, Thomas Gabriel Fasulo frequenta il triennio di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera.
Figura fortemente attiva all’interno della Società della Magnolia, ha contribuito sia sul piano organizzativo che su quello artistico, con un impegno profondo e autentico.
Per Thomas, la Magnolia è più di un collettivo: è un sogno condiviso, un gesto di resistenza e di creazione.
Come è nata la Società della Magnolia?

La Società della Magnolia è nata da una necessità comune: quella di reagire all’essere messi da parte da parte dell’Accademia.
Come studenti, spesso ci ritroviamo a ricevere informazioni importanti troppo tardi, oppure mancano elementi fondamentali per il nostro percorso. C’era un fastidio generale.
Il Cortile della Magnolia è rimasto vuoto per anni, a parte qualche anima solitaria.
C’era chi mangiava, chi scriveva, chi studiava… e chi, come me, andava lì a dipingere per mancanza di spazio. Poi, pian piano, sempre più persone hanno iniziato a frequentarlo. Anche il tavolo da ping pong ha aiutato molto.
Ci ritrovavamo lì per condividere il tempo.
Ma qualcosa continuava a non andare: eravamo in tanti a sentirci arrabbiati e invisibili.
L’Accademia non solo ci trattava male, semplicemente non ci considerava. Le decisioni venivano prese senza alcun coinvolgimento degli studenti.
Quella rabbia si è trasformata in una forma di ribellione creativa: abbiamo disegnato con i gessetti sui muri. Gessetti, non bombolette. Non volevamo vandalizzare, volevamo farci sentire, segnalare la mancanza di spazi dove poter lavorare, creare, esprimersi.
Poi un giorno siamo tornati in Accademia e abbiamo trovato un muro pieno di scritte sioniste fatte dai turisti. Ironia della sorte, proprio quel giorno c’era la direttrice dei luoghi storici di Milano. Ovviamente ha denunciato noi.
Da lì, è scoppiata una forte tensione.
Infastidito dal continuo lamento e dall’immobilismo istituzionale, insieme ad altri ragazzi ho deciso di proporre la nascita di un gruppo. Un gruppo che è diventato realtà grazie alla partecipazione entusiasta di tanti studenti.
Visto che tutto era partito dal cortile, abbiamo scelto di chiamarlo Società della Magnolia.

Come definiresti la Società della Magnolia? Cosa rappresenta per te?
Una cattiva erba.
Qualcosa che viene spesso frainteso, messo da parte, ma che in realtà è bellissimo e utile.
Un’erbaccia che continua a crescere, nonostante tutto.
Far parte di questo “gruppo” ti ha permesso di applicare le conoscenze teoriche apprese durante il tuo percorso di studi? Se sì, come?
Sinceramente?
Ho imparato molto di più stando nella Magnolia che in aula.
Ho applicato, agito, sperimentato.
Lì dentro tutto è concreto, vissuto, reale.
A quale progetto della Società della Magnolia ti è piaciuto partecipare di più?

Non ho una preferenza.
Ogni evento ha avuto la sua peculiarità. Ogni volta tornavo a casa fiero di far parte di questo gruppo.
Circondato da artisti pieni di talento e risorse.
Che tipo di futuro vedi per la Società della Magnolia? Hai dei progetti in mente che ti piacerebbe realizzare?
Vorrei vederla diventare qualcosa di concreto e stabile.
Un luogo fisico all’interno dell’Accademia dove ogni studente possa sentirsi bene: uno spazio per mangiare, studiare, creare, ridere, vivere.
Immagino workshop, attività sociali, un’economia interna che possa far crescere chiunque abbia voglia di mettersi in gioco.
Una micro-realtà dove ognuno possa costruire il proprio futuro con speranza.
E poi… portarla fuori, nella città.
Portare l’arte, l’energia, i sorrisi che ogni giorno viviamo nella Magnolia.
Creare eventi, mostre, concerti.
Creare.
Le strade sono grigie, e spesso lo sono anche le anime delle persone.
Ma io credo che noi artisti siamo la risposta a questo mondo in fiamme.

Quanto e come far parte della Società della Magnolia ha inciso sulla tua vita sociale e accademica all’interno dell’Accademia di Brera?
È diventato un mio sogno, letteralmente.
Ha inciso così tanto che spesso mi capita di sognarla la notte.
Fa parte di me.