La Società della Magnolia è uno spazio collettivo di libertà e gioia, nato dall’incontro spontaneo tra gli studenti dell’Accademia di Brera. Per Sabrina Maggio, studentessa del triennio di Pittura, questo luogo rappresenta molto più di un punto di ritrovo: è una comunità costruita attraverso l’arte, la condivisione e il sostegno reciproco. Nella sua testimonianza racconta come la Magnolia sia diventata un ambiente capace di trasformare il tempo trascorso in Accademia in un’esperienza di crescita personale, culturale e collettiva.

Come è nata la Società della Magnolia?
Durante il mio primo anno in Accademia, gli studenti si ritrovavano spesso nel cortile della Magnolia per passare del tempo insieme. È stato l’unico luogo in cui ci siamo sentiti davvero accolti. Piano piano sempre più persone hanno iniziato a frequentarlo e, durante il secondo anno, è nata l’idea di organizzare una mostra collettiva come risposta al Salone del Mobile, che in quei giorni occupava gran parte degli spazi dell’Accademia. Così è nato il Salone della Magnolia. Da quel momento abbiamo iniziato a costruire il nostro spazio, ad aiutarci reciprocamente e a dare vita a una vera comunità.

Come definiresti la Società della Magnolia? Cosa rappresenta per te?
Per me la Società della Magnolia è uno spazio collettivo di libertà e gioia in cui possiamo esprimerci senza sentirci giudicati, accomunati dalla passione per l’arte e dal desiderio di condividere idee, esperienze e momenti della nostra quotidianità.
Far parte di questo gruppo ti ha permesso di applicare le conoscenze teoriche apprese durante il tuo percorso di studi?
Sì. La Magnolia non è soltanto un luogo in cui stare insieme e divertirsi, ma anche uno spazio di formazione. Grazie all’impegno di molti studenti sono stati organizzati laboratori, incontri e momenti di approfondimento dedicati a temi artistici, culturali e sociali, che mi hanno permesso di mettere in pratica e ampliare ciò che avevo imparato durante il percorso accademico.
A quale progetto della Società della Magnolia ti è piaciuto partecipare di più?
Il laboratorio transfemminista. È stato uno dei momenti più significativi perché ha riunito persone con punti di vista differenti e ha dato a molti la possibilità di raccontare esperienze e riflessioni che fanno parte della vita di tutti i giorni.
Che tipo di futuro vedi per la Società della Magnolia?
Mi auguro che il futuro della Magnolia sia quello di continuare a crescere senza perdere ciò che abbiamo costruito. Spero che non appassisca il fiore nato in questi anni, perché rappresenta uno spazio collettivo di libertà e gioia capace di rendere l’Accademia un luogo più umano, aperto e accogliente.

Quanto ha inciso sulla tua vita sociale e accademica?
Far parte della Società della Magnolia ha reso i miei anni in Accademia davvero speciali. Mi ha permesso di crescere, conoscere persone straordinarie e sentirmi parte di una comunità inclusiva. È uno spazio collettivo di libertà e gioia che spero possa continuare a esistere anche per gli studenti che verranno dopo di noi.