Dopo un percorso “bizzarro”, da un istituto professionale di pasticceria all’Accademia di Brera, Christian Vandalo approda al corso di Progettazione Artistica per l’Impresa.
Membro attivo della Società della Magnolia, si occupa di loghi, grafiche e stencil. In questa intervista ci racconta come questo “agglomerato” di artisti rappresenti per lui un vero e proprio porto sicuro.
Come è nata la Società della Magnolia?
Non penso sia facile stabilire un “anno zero”, un momento preciso in cui la Società della Magnolia è nata, in cui tutto ha avuto inizio.
È stata una cosa così spontanea che non c’è mai stato bisogno di mettersi attorno a un tavolo e dire: “Ok, facciamo la Società della Magnolia”.
È nata in modo totalmente naturale, senza che nessuno lo decidesse in anticipo.
È proprio questo che dà valore alla Società della Magnolia: il fatto che sia nata dalla spontaneità e dalla vocazione comune degli studenti dell’Accademia, che sentivano il bisogno di esprimere ciò che non riuscivano a dire nel contesto accademico, con tutte le sue “comodità apparenti”.
C’è un valore non indifferente nel fatto che questo movimento sia partito da noi, senza rientrare nello stereotipo dello studente che fa le cose perché glielo dice l’istituzione.
Secondo me, questo non è un dettaglio da trascurare.
A volte penso che sia proprio l’Accademia a indurre gli studenti alla “perdizione”, sia scolastica che, in generale, personale, lasciandoli spesso abbandonati a sé stessi.
La Società della Magnolia è nata come reazione collettiva a questa situazione: abbiamo iniziato a creare mostre da zero, e questo è sicuramente uno dei suoi punti di forza.
Come definiresti la Società della Magnolia? Cosa rappresenta per te?
Per me, la Società della Magnolia è a tutti gli effetti una Società: un agglomerato di persone che ha fame e ha qualcosa da dire. Due cose che devono per forza andare di pari passo: una non può escludere l’altra.
Mi sento molto rappresentato dalle persone che ne fanno parte.
È un bel pozzo da cui attingere, soprattutto nei momenti di “perdizione”, quando non ho più voglia di fare, quando i lavori accademici non mi stimolano o quando penso di non stare dando abbastanza.
In questi momenti, nella Società trovo persone che conoscono il mio valore, e io il loro, e, inconsapevolmente, mi ritrovo a valorizzare gli altri, senza un tornaconto o un secondo fine, ma semplicemente per il piacere di vederli realizzare i propri progetti, esprimere ciò che hanno dentro.
Per me, la Società è davvero un porto sicuro artistico, un porto pieno di artisti in cui attraccare.

Far parte di questo “gruppo” ti ha permesso di applicare le conoscenze teoriche apprese durante il tuo percorso di studi? Se sì, come?
Sì, sicuramente. La Società della Magnolia è stata un po’ la tela da dipingere.
Mi ha dato gli strumenti per mettere in pratica ciò che ho appreso in Accademia, che per me è come una bottega: due anni in cui ho imparato tanto.
La Società mi ha messo nelle condizioni di affrontare situazioni reali: una mostra da organizzare, un problema da risolvere, un progetto da gestire.
Attraverso le sue ambizioni, mi ha permesso di concretizzare ciò che ho imparato e, molto spesso, di apprendere ancora di più.
Chi fa parte della Società proviene da corsi diversi, pittura, scultura, grafica, beni culturali… è un vero agglomerato di artisti, quindi c’è sempre uno scambio continuo.
C’è molta apertura nei miei confronti e in quelli degli altri. Non mi sento mai fuori luogo, mi sento libero di esprimermi.
Torniamo sempre a quel concetto: un porto sicuro.
A quale progetto della Società della Magnolia ti è piaciuto partecipare di più?
I progetti che mi sono piaciuti di più sono sicuramente le due mostre.
È stata una bella rivincita: vedere gli studenti realizzare tutto da soli, senza che nessuno ci avesse spiegato come si allestisce una mostra e, soprattutto, senza che nessuno ci avesse detto di farlo.
Esporre per la prima volta qualcosa che avevo realizzato, in uno spazio che ci siamo presi, è stato molto bello.
Confrontarmi con gli altri, vedere i loro lavori, conoscersi… tutto questo ha reso l’esperienza molto significativa.

Mi è anche piaciuto tantissimo realizzare gli stencil per la Società della Magnolia.
È stato un progetto nato per un workshop, che volevo donare alla Società, senza uno scopo preciso.
Mi sembrava semplicemente la cosa giusta da fare, nel momento giusto.
Ho pensato che la Società avesse già un’identità forte, e ho voluto contribuire affinché ognuno potesse rappresentarla a modo suo, attraverso gli stencil che avevo creato.
Sono stato molto felice di vedere quanto sia stato apprezzato da tutti. Non era affatto scontato.


Che tipo di futuro vedi per la Società della Magnolia?
Se davvero la Società riuscirà a stringersi e a prendere consapevolezza di ciò che è, e di ciò che può diventare, potrà davvero andare lontano.
Le idee ci sono, gli artisti ci sono, la fame e la voglia di fare ci sono.
Secondo me è solo questione di tempo. In meno di metà anno accademico abbiamo fatto già tantissime cose.
Penso che la Società della Magnolia possa diventare un simbolo.
Non solo un semplice gruppo di artisti che fa cose artistiche, quello possono farlo tutti, ma qualcosa di più grande.
Per me, può diventare un punto di riferimento per tutti quei contesti universitari dove manca una vera mano tesa, dove gli studenti si sentono soli.
Non si tratta di trasgredire l’Accademia per opporsi in modo negativo, ma di reagire creando qualcosa di concreto.
E quando un’iniziativa funziona, anche l’Accademia non può che prenderne atto.
La Società della Magnolia è già un simbolo per noi. E può diventarlo anche per altri.
Hai dei progetti in mente che ti piacerebbe realizzare?
Sì, mi piacerebbe realizzare tante cose, senza troppi vincoli.
Sono una persona a cui piace molto sperimentare, soprattutto in un contesto come questo, dove conoscere nuovi mondi è questione di un attimo.
Mi piacerebbe collaborare con qualcuno che faccia qualcosa di completamente diverso da me, sempre per la Società della Magnolia.
Vorrei anche approfondire l’idea della Società come simbolo: magari creare una bandiera, oppure del merchandising.
Qualcosa che abbia anche un risvolto economico positivo, per esempio, un fondo cassa che la Società possa utilizzare per sostenersi.
Quanto e come far parte della Società della Magnolia ha inciso sulla tua vita sociale e accademica a Brera?
Ha inciso tantissimo, soprattutto sulla mia vita sociale.
Mi sono sentito subito accettato, coinvolto, in un ambiente aperto, senza pregiudizi.
Mi ha fatto sentire a mio agio.
Inoltre, grazie alle mostre, le persone hanno iniziato a interessarsi ai miei lavori.
Non posso dire che questo mi abbia dato notorietà in senso accademico, ma mi sono sentito valorizzato, ed è già tanto.
La Società mi ha permesso di vivere l’Accademia con più serenità, con meno disagio, e soprattutto mi ha permesso di essere me stesso, senza vincoli o paure.

