Alessandro Campobello, iscritto al triennio di Grafica all’Accademia di Brera, racconta l’importanza che ha avuto la Società della Magnolia nel suo primo anno di accademia, rimarcando valori come la condivisione e la capacità di creare e non distruggere, in un modo caratterizzato da distruzione e guerre.
Parte attiva della Società, Alessandro ha dato un grande contributo sia dal punto organizzativo che artistico. Come ricorda lui stesso ha partecipato a tutti i progetti, dai pranzi sociali alle mostre, dove si è distinto per la sua opera Interferenze, esposta sia alla mostra Le Cattive Erbe, nel Cortile della Magnolia, che al BASE Milano, in occasione della mostra Till Now: from here del 6 luglio 2025.
Interferenze è uno dei progetti centrali del primo anno di grafica di Alessandro, nella quale ha sperimentato la tecnica del Suminagashi e quella dell’acquatinta su quattro fogli di carta di riso assemblati e modulari.

Lui stesso racconta la sua opera con le seguenti parole:
Interferenze è un progetto che nasce dall’incontro tra la tecnica orientale del Suminagashi e la tradizione incisoria dell’acquatinta. L’opera, composta da quattro fogli di carta di riso racchiusi tra superfici trasparenti, racconta l’evoluzione di un percorso artistico che parte dall’osservazione minuta e dalla contemplazione dei dettagli — ciò che l’autore definisce “l’arte del notare”. Ogni foglio rappresenta una fase di trasformazione: dal bianco iniziale alla danza fluida delle linee sumi, fino all’incontro con la grana materica dell’acquatinta. Le interferenze tra acqua e inchiostro, tra gesto e casualità, generano forme che si rincorrono e si respingono, in un equilibrio mai definitivo. In questo dialogo tra natura e intervento umano, Interferenze diventa metafora di una coesistenza possibile, dove ogni presenza lascia una traccia, senza mai sopraffare l’altra.

Com’è nata la Società della Magnolia?
La Società della Magnolia nasce dal susseguirsi di eventi che hanno portato gli studenti dell’Accademia di Belle Arti a unirsi come gruppo. È nata, direi, in maniera assolutamente non programmata. La Società della Magnolia si caratterizza proprio per la spontaneità, come dimostra una delle mostre organizzate, Le Cattive Erbe, sorta in contrapposizione a un contesto complesso e amministrato.
Come definiresti la Società della Magnolia? Cosa rappresenta per te?
Parto sempre dal presupposto che sia sbagliato dare un’etichetta a un gruppo così vasto, che ha come unico scopo quello di far valere la voce studentesca all’interno di un’istituzione.
Per questo definirei la Società della Magnolia come una serie di individui che si uniscono, con l’idea di voler fare qualcosa. Ho sempre attribuito a questo gruppo la capacità della nostra generazione di avere la “doppia faccia della medaglia”: da un lato la forza incredibile di essere una comunità ampia, dall’altro la difficoltà a coesistere pienamente.
Eppure siamo l’esempio di come, credendoci fino in fondo, si riesca a realizzare qualcosa di costruttivo, mai di distruttivo. Per me la Magnolia rappresenta proprio questo: la capacità di creare più che di distruggere. Oggi purtroppo vediamo sempre più spesso l’uomo distruggere; noi, nel nostro piccolo, proviamo invece a ricostruire il puzzle. Forse è un modo un po’ poetico di vedere la Società della Magnolia, ma è ciò che rappresenta per me.
Far parte di questo gruppo ti ha permesso di applicare le conoscenze teoriche apprese durante il tuo percorso di studi? Se sì, come?
Per me l’anno scorso è stato un periodo intenso: ho iniziato l’Accademia di Brera e le mie conoscenze teoriche erano ancora piuttosto basilari. Far parte di un gruppo così attivo mi è stato molto utile per consolidare e condividere quanto appreso.
Gli spunti dei vari corsi sono stati sicuramente utili per trovare punti di vista e argomentazioni da condividere nel tempo trascorso al Cortile della Magnolia.
A quale progetto della Società della Magnolia ti è piaciuto partecipare di più?

È difficile scegliere un progetto in particolare, perché mi sono piaciuti tutti e ho avuto la fortuna di partecipare a ognuno, in ruoli diversi. È stato molto bello poter contribuire in modi differenti, secondo le competenze di ciascuno.
La cosa che però mi è piaciuta più di tutte sono stati i cosiddetti pranzi sociali. Credo siano stati un modo straordinario per creare momenti di condivisione e comunione tra le persone, un vero esempio di quella magia del creare e non del distruggere. Direi quindi che la mia esperienza più bella con la Società della Magnolia è stata proprio quella dei pranzi sociali.
Che tipo di futuro vedi per la Società della Magnolia? Hai dei progetti in testa che ti piacerebbe realizzare?
Il futuro che auspico di più è che la Società della Magnolia continui a esistere anche quando non ci saranno più le persone che l’hanno iniziata. Mi immagino un domani in cui i membri attuali, ormai laureati e sparsi per il mondo a fare ciò che amano, tornando a Brera possano ritrovare ancora la magia di questo gruppo, che è e sarà un po’ come un “figlio” per noi.
Mi auguro che la Società non smetta mai di esistere e di ardere. Sono, perdipiù, sicuro che, rientrando nella mia quotidianità accademica, ci impegneremo a dare vita a nuovi progetti, come ad esempio sessioni di bricolage per rendere il nostro spazio più accessibile.

Quanto e come far parte della Società della Magnolia ha inciso sulla tua vita sociale e accademica all’interno dell’Accademia di Brera?
La partecipazione alla Società della Magnolia ha inciso profondamente sulla mia vita. Come dico sempre, tira fuori il meglio di me.
A livello accademico mi ha permesso di ampliare i miei orizzonti e di aprirmi a cose nuove. Socialmente è stata una spinta importante, soprattutto perché ero al primo anno: ho trovato un gruppo di persone che mi ha trasmesso energia e positività. È stato un vero e proprio sprint, e oggi mi ritengo fortunato per la vita sociale costruita all’interno dell’Accademia e per le tante persone speciali che ho avuto la possibilità di conoscere.